Una collana di umanità che Gianni Berengo Gardin, ha portato via ieri a Genova da una polmonite fulminante, lasciando a noi che restiamo, dopo aver vissuto quasi 95 anni e lavorato fino all’ultimissimo istante, un velo di tristezza. Nessun Funerale, come lui voleva. Ma gli amici troveranno lo stesso il modo di celebrarlo.
Un gioco di perle di vetro è l’Opera fotografica sterminata di Berengo. Perché lui era nato a Venezia, tant’è che il Sindaco Brugnaro ha voluto ricordarlo: «Con la scomparsa di Gianni Berengo Gardin, Venezia perde un grande interprete. Le sue fotografie hanno saputo raccontare la città con sguardo autentico e profondo, restituendone la bellezza, l’umanità e le eterne contraddizioni tra acqua, terra e cielo».
Anagraficamente, però, si sentiva ligure. Suo Padre, infatti, gestiva un Albergo di lusso a SantaMargherita. Sua Madre era svizzera e gli prestò la prima Fotocamera, una Voigtländer a soffietto. Crebbe a Roma, dove un giorno udì i mitragliatori delle Ardeatine, fecendosi sequestrare la Fotocamera dai tedeschi, con dentro il primo rullino della sua vita. La sua passione, in realtà, erano gli Aeroplani. Li studiava e, possibilmente, li fotografava.