Il caos delle statistiche sulla povertà e l’elevata evasione fiscale non aiutano a capire le sue dimensioni reali

Le polemiche e le enfasi mediatiche non aiutano a inquadrare correttamente il perimetro della povertà, fenomeno che è stato spesso richiamato con preoccupazione nei suoi più recenti interventi anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’analisi è per di più complicata da un caos di statistiche non comune, che impedisce comunque di far chiarezza.
In effetti, i numeri della povertà in Italia sono talmente tanti e discordanti che si corre il rischio di capirci poco o nulla o di rimanere assolutamenti confusi. Le dimensioni reali vengono, però, spesso esagerate per finalità di lotta politica e di comunicazione, impedendo così di comprendere dove si annida il disagio.
La percentuale di persone che ritengono soggettivamente di essere povere è, infine, nettamente diminuito in Italia dal 2014 al 2024, passando dal 40,1% al 18,7%, mentre nello stesso periodo, sempre secondo l’Istat, la povertà è aumentata di circa 2 punti percentuali. A quali di questi differenti numeri (appena citati) bisogna credere?