Il 94,5% dei Comuni è esposto a frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera
Eppure, di fronte a un rischio così pervasivo, il Paese ha preferito non usare davvero l’unico strumento che avrebbe potuto cambiare le cose. Parliamo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Anche per quel che riguarda il territorio, non c’è stata una visione di lungo periodo.
Le Associazioni ambientaliste, infatti, hanno denunciato come il Piano sia stato usato poco e male sulla prevenzione, privilegiando interventi emergenziali. Su 190 miliardi di finanziamenti europei, solo poco più di 2 miliardisono stati destinati direttamente al dissesto idrogeologico.
Una cifra minima, quasi simbolica, se confrontata con l’enormità del problema e con i costi che ogni anno l’Italia sostiene per riparare i danni. Negli ultimi 15 anni la spesa per i danni da dissesto è triplicata, passando da 1 miliardo a 3,3 miliardi l’anno. E se si sommano, infine, altri disastri, il conto sale a 12 miliardi.
Una voragine che divora risorse pubbliche e impedisce di investire in prevenzione. Il Piano avrebbe potuto invertire questa logica. Invece non è successo nulla. In questo sta tutto il paradosso italiano. Non sorprende se il 29% degli interventi è ancora da avviare, mentre solo il 21% risulta concluso.