Nel giorno dell’ultimatumbombe sulle infrastrutture
«Un’intera civiltà morirà stanotte. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà». Con queste parole di Donald Trump scende un’ombra sulla Repubblica islamica. Sì, perché la scorsa notte, intorno alle 2:00 italiane, è scaduto l’ultimatum della Casa Bianca per riaprire lo Stretto di Hormuz e il rischio è che gli Stati Unitidistruggano le infrastrutture energetiche iraniane, mettendo di fatto in ginocchio l’intero Paese.
Nel mirino dell’esercito statunitense ci sarebbero le Strutture che forniscono energia e carburante sia ai civili che alle Forze Armate. «Una minaccia contro tutto il popolo iraniano – ha dichiarato Papa Leone-. Non è accettabile». Teheran, intanto, ha chiuso i canali Diplomatici diretti con Washington ed ha esortato i giovani iraniani a formare catene umane intorno alle Centrali Elettriche al fine di proteggerle. Un
invito, in realtà, accolto da molti cittadini.
La situazione è sempre più fuori controllo, tanto che le parole del Vicepresidente Vance hanno addirittura fatto pensare all’uso delle armi nucleari: «Non abbiamo ancora utilizzato degli Strumenti che il Presidente potrebbe decidere di impiegare, se l’Iran non cambierà condotta». Il primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif ha chiesto, infine, un cessate il fuoco di alcune settimane per permettere la riapertura dello Stetto di Hormuz.