La pandemia e l’alba di una nuova transizione digitale. Cosa resterà dopo l’emergenza sanitaria?

La pandemia ha costituito uno straordinario, imprevisto, potentissimo fattore di accelerazione del paradigma biomediatico, prefigurando l’alba di una nuova transizione digitale, che adesso coinvolge anche coloro che finora ne erano rimasti ai margini

In futuro basta con le file e le richieste su carta stampata, largo a servizi e app che permettano di ottenere certificati e documenti con un clic. E’ il desiderio del 38,1% degli italiani. Seguono l’e-commerce 29,9%, il conto corrente online 24,3% e l’home delivery 24,2% come opportunità alle quali non rinunciare neanche dopo la fine dell’emergenza. Per il 20,2% è lo smart working ad essere intoccabile e il dato sale al 28,6% in età compresa fra i 30 e i 44 anni, tant’è che la Pubblica Amministrazione digitale è ormai considerata un valore irrinunciabile per la maggioranza dei cittadini.

Tutto questo è scritto nel 17esimo Rapporto Censis sulla Comunicazione e i media dopo la pandemia, presentato di recente a Roma. Infatti, per il 58,6% degli italiani i dispositivi digitali hanno permesso di provvedere alle proprie necessità durante la crisi pandemica, mentre per il 55,3% sono stati di grande aiuto per mantenere relazioni sociali. Inoltre, per il 55,2% grazie ad essi si è potuto continuare a lavorare o a studiare, anche se adesso più della metà, il 52,8%, si sente stanco dell’uso continuo dei dispositivi digitali e vorrebbe ‘staccare la spina‘.

Infine, durante i giorni dell’emergenza sanitaria, i telegiornali hanno mantenuto la posizione di vertice tra le fonti informative per il 60,1% degli italiani, al punto che hanno rappresentato un riferimento indiscusso per i 65-80enni 73,2%, ma anche per il 42,3% dei 14-29enni. Al secondo posto c’è Facebook, utilizzato dal 30,1% degli italiani per scopi informativi, poi i motori di ricerca come Google, che hanno attratto il 22,9% degli utenti. Sicuramente la regina delle notizie nel palinsesto degli italiani resta sempre la politica, ma la voglia di approfondire le informazioni sul Covid-19 ha avuto un riscontro crescente nelle preferenze degli italiani.