L’aumento dei prezzi ed il rischio inflazione come ai tempi della lira

Nel momento della riapertura delle attività commerciali la sorpresa non si è fatta proprio attendere. L’aumento dei prezzi, infatti, domina la scena della cosiddetta fase 2 con il caffè arrivato a costare 1,30. Ad incidere sull’impennata dei costi, oltre alla prolungata e forzata chiusura, anche le spese per la sanificazione dei locali. Ma a preoccupare di più, di un rischio inflazione, sono i prezzi del settore generi alimentari. L’Istat, dopotutto, ha già rilevato un incremento del 2,8% nello scorso mese di Aprile.

A denunciare una situazione ormai non più sotto controllo è il Codacons che parla addirittura di aumenti fino al 53,8% per il caffé o del 25% per un taglio di capelli o una messa in piega. «Stiamo ricevendo decine di segnalazioni sugli incrementi dei listini», dichiara la stessa Associazione dei consumatori che spiega, inoltre, come tale fenomeno potrebbe comportare una spesa di 536 euro in più a famiglia su base annua.

L’emergenza Coronavirus, oltretutto, ha inciso in maniera profonda sui mercati. Tra speculazioni, fake news e smentite, il consumatore si trova ora disorientato, ma con una certezza in più, ossia che i prezzi di molti beni sono esageratamente aumentati. In questa frenesia, non fanno eccezione neanche frutta e verdura che, secondo Coldiretti, avrebbero subito un rialzo ad un tasso di 40 volte superiore a quello dell’inflazione.