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L’attivista svedese, ancora una volta, ha accusato dal palco della COP26 i vari capi di Stato e di Governo di fingere sugli impegni relativi all’emergenza climatica

«Come cittadini di tutto il pianeta, vi esortiamo ad affrontare l’emergenza climatica. Non l’anno prossimo, non il mese prossimo, ma ora» ha ribadito con fermezza Greta Thunberg, lasciando intendere di non fidarsi più delle pantomime dei vertici internazionali ed aggiungendo, tra l’altro, che senza la passione civile dei giovani sensibili ai temi ambientali, non c’è granché da sperare.
«I veri leader non sono là dentro, i veri leader siamo noi» ha, poi, chiosato una volta raggiunta la Piazza appena rimasta fuori dalla Sala dei lavori. Sotto il cielo piovoso di Glasgow non si è, infatti, risparmiata nell’arringare la protesta contro l’inerzia attribuita ai potenti della terra ed animata soprattutto dai numerosi partecipanti della sua generazione.
Quindi ha liquidato ancora una volta come «bla bla bla» i discorsi triti e ritriti dei leader mondiali su un tema che rischia di compromettere il futuro del pianeta, se non la sua stessa esistenza. «Questo è tradimento» ha, infatti, aggiunto la Thunberg insieme ad altre tre giovani attiviste: l’ugandese Vanessa Nakate, la polacca Dominika Lasota e la filippina Mitzi Tan. Infine, alcuni giovani delle Isole Samoa, del Kenya e dall’Amazzonia hanno denunciato quello che, purtroppo, sta accadendo nelle loro realtà.