Nelle regioni del Sud l’impiego pubblico equivale ad un ammortizzatore sociale

La cosiddetta Questione Meridionale ha sicuramente riguardato, negli anni, la mancata industrializzazione del Sud Italia. Ciò è dipeso da scelte mirate e da politiche nazionali che, spesso, in maniera paradossale, hanno frenato la crescita economica del Mezzogiorno e di tutto il settore privato, anziché favorirne lo sviluppo.

In questo quadro, era abbastanza evidente e prevedibile che l’impiego pubblico diventasse, per i cittadini, l’unica “porta d’ingresso” per accedere al mondo del lavoro. Lo confermano, ancora una volta, i dati emersi da una recente indagine statistica a cura del Centro studi ImpresaLavoro in collaborazione con Istat, Eurostat e Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Per quanto riguarda le regioni italiane, infatti, se si prende in esame il rapporto fra il numero dei dipendenti pubblici e quello degli occupati in generale, più di un occupato su cinque risulta dipendente della Pubblica Amministrazione.

A parte il primato della Valle d’Aosta con il 21,6%, in cima a questa classifica compaiono principalmente le regioni del Mezzogiorno, con un’incidenza dell’impiego pubblico di gran lunga superiore alla media nazionale (14%).

«Stipendio e posto di lavoro dei dipendenti nelle Aziende private dipendono dalla loro produttività e dall’effettiva capacità di stare sul mercato. Quelli dei dipendenti pubblici, invece, sono garantiti a prescindere dai risultati ottenuti – osserva l’imprenditore Massimo Blasoni, Presidente di ImpresaLavoro –.

La presenza disomogenea di questi lavoratori sul territorio nazionale – aggiunge – suggerisce peraltro come in determinate regioni italiane l’impiego pubblico sia stato e continui a essere considerato un efficace ammortizzatore sociale».tabelle-dipendenti-pubblici.jpg