Il tavolo a ferro di cavallo con le rispettive Delegazioni. Russi e ucraini gli uni di fronte agli altri. A capotavola gli americani. La fotografia postata dal Capo della missione di KievUmerov, inquadra volti che non sorridono, con una certa tensione fra di loro. I Negoziati, infatti, stentano a prendere quota. È ancora troppa la rugine che separa Russia e Ucraina.
Nelle Sale scintillanti dell’Hotel Intercontinental di Ginevra domina lo scetticismo. «Colloqui molto tesi» li definiscono in serata i russi. Dal Vaticano le parole del CardinalePietro Parolin calano come una doccia gelata: «Sull’Ucraina c’è parecchio pessimismo, non sembra che ci siano progressi reali riguardo alla pace».
Il nodo resta il destino di quella parte di Donbass che l’Esercito russo non è riuscito a conquistare in quasi 4 anni di guerra. «Più questo male che proviene dalla Russia – ha, infine, dichiarato Zelensky – più sarà difficile per tutti raggiungere qualsiasi Accordo». Ma è proprio sul leader ucraino che Trump non smette di fare pressioni.