Lui si sbraccia a salutare. Sorride, acchiappa al volo una pallina che gli lanciano. All’inizio si guarda intorno in modo circospetto. I giovani lo accolgono con urla e canti, lo applaudono. Cantano a squarciagola e lo scrutano incuriositi. È il primo incontro tra il nuovo Papa e una folla di ragazzi.
Sulla spianata di Tor Vergata , quando arriva Leone XIV°, sono oltre un milione i partecipanti alla veglia conclusiva del Giubileo dei Giovani. Robert Francis Prevost è Papa da nemmeno 3 mesi. Molti lo conoscono appena e in questa lunga serata, accampati alla periferia di Roma, è l’occasione per vederlo da vicino e ascoltare la sua voce.
Quando calca la scena del gigantesco Altare, Prevost si muove impacciato. La mozzetta rossa cade un po’ grande sulle spalle, ma con l’avanzare della serata prende confidenza. Interagisce con i ragazzi in inglese, spagnolo e italiano. Legge un testo, ma più volte parla a braccio. Scalda, infatti, la folla quando alza gli occhi dai fogli. Leone, infine, risponde alle domande.