È una lettera, ma è soprattutto un libro. Un ponte generazionale tra chi ha conosciuto un certo tipo di mondo, il Dopoguerra e le aspettative di un domani migliore. E chi, invece, non ha ancora iniziato a camminare lungo strade che, oggi, sembrano essere tornate indietro di quasi un secolo.
Walter Veltroni in Piccola mia. Lettera a una bambina appena nataedito da Rizzoli sceglie un taglio di scrittura molto intimo per accompagnare sua nipote alla scoperta del mondo. Ma non cede al paternalismo, anzi sceglie la letteratura che passa per i libri letti e tramandati.
Poi, c’è l’orizzonte che spesso si perde in un senso pieno di pacificazione. Così diventa un invito, nonostante il presente preoccupante, a guardare al futuro con altri occhi, per vedere un orizzonte meno fosco anche di fronte alle nuvole. Un’apertura di credito, dunque, necessaria.
Le nuove generazioni possono davvero imprimere una svolta a questi tempi così incerti. Possono essere persino un segnale incoraggiante. Veltroni scrive, infine, una cosa giusta che non è da sognatore: «Non bisogna mai rinunciare a tentare» si legge, infatti, nelle pagine conclusive.