Il telefilm che ha segnato un’epoca

C’era un tempo in cui la nostra generazione, felicemente esausta, si divideva tra Fonzie e Richie Cunningham. Negli anni ’80, infatti,  il rito quotidiano di Happy Days, si consumava ogni giorno, alle 19:20, sul canale Rai del pensiero unico e senza telecomando. Dalla cucina la mamma lasciava esalare l’odore della cena, mentre papà rientrava dal lavoro sempre più somigliante a Howard Cunningham, stessa saggezza bonaria e sorriso stiracchiato.
Il tempo si fermava, la TV ci colorava di bianconero e venivamo risucchiati nei favolosi anni del boom a stelle e strisce. E il sogno faceva da mastice con una famiglia sana e unita, tale e quale ai Cunningham, magari senza smartphone e social network conficcati fra le costole. Il rito di Happy
Days
durò per la parte migliore della giovinezza, tant’è che oggi se ne festeggia il 50° Anniversario.
«Gli anni ’80 sono stati i migliori della storia dell’umanità – ha, infine, ricordato lo scrittore Edoardo Nesi -. Oggi si vive in un mondo che è peggiorato e, temo, peggiorerà ancora. Lei vada su Wikipedia e scoprirà che nel 1983 non è successo niente di gravissimo, noi stiamo vivendo anni terribili. La pandemia, poi la guerra, ora un’altra guerra. Ero affascinato da quel piccolo universo dorato. Volevo essere anch’io in quell’America dei drive in e delle infinite possibilità».