È un album che ha la libertà come Centro nevralgico. Lo ha presentato a Pompei, dove sta vivendo l’ultima parte del suo Tour Unplugged 2026. Il titolo, infatti, richiama i cavalli selvaggi del NordAmerica, ma anche un vecchio soprannome del cantante.
«Mi chiamavano così da ragazzo, perché avevo la testa libera» ammette l’artista di Rozzano. Nel disco c’è anche la collaborazione con Sayfche è stato con lui nella casa di Bologna dove, insieme, hanno registrato il brano.
«Il disco è un po’ il simbolo di chi non vuole appartenere completamente a nessuno – ha dichiarato, infine, Biagio – e anche di chi conserva dentro uno spazio che non può essere addomesticato, anzi più lo blocchi e più lui vola, soprattutto con la testa».