Con il suo discorso in Senato Draghi non si è sottratto alla ‘politica degli annunci’ anche se ormai le belle parole non servono più

Sono arrivati molti consensi al discorso di ieri pronunciato in Senato da Mario Draghi, fra cui quelli di Dario Franceschini, uno dei pochi Ministri ad essere stato confermato nel nuovo Governo dopo l’esperienza con Giuseppe Conte

«La cultura è fra i pilastri dell’Agenda di Draghi». Così, infatti, ha inteso commentare il Ministro la comunicazione all’Aula da parte del neo Presidente del Consiglio. «Il richiamo del Presidente Draghi al ruolo dell’Italia come grande potenza culturale – ha poi proseguito Franceschiniindica con chiarezza quale sarà l’orientamento dell’azione governativa in questa difficile situazione».

E’ questa, naturalmente, una fase di grande euforia dopo le difficoltà registrate nelle settimane scorse a causa della crisi dell’Esecutivo guidato da Conte. Nonostante l’atteggiamento sobrio e misurato dell’ex banchiere della BCC, il suo discorso pronunciato dinanzi ai Senatori ha suscitato non pochi consensi, ma anche tante perplessità in quella parte di Paese che ormai conosce a menadito i difetti di una Classe dirigente troppo spesso incline agli annunci e poco adatta, però, a metterli in pratica.

Saranno, dunque, i fatti a fornire la giusta misura per poter esprime giudizi sull’operato di questo nuovo Governo, l’ennesimo imposto dalle circostanze e non dalla volontà degli elettori. Premesso che in politica è sempre più difficile credere nelle capacità taumaturgiche dei leader e per quanto Mario Draghi abbia, comunque, dimostrato di possedere qualità notevoli quando è stato chiamato ai vertici di una delle massime Istituzioni europee, c’è da dire, che con lui, ancora una volta si conferma il primato e il dirigismo dell’economia sulla politica, in cui le regole democratiche sono purtroppo sacrificate sull’altare di una tecnocrazia fondata esclusivamente sulle leggi del profitto e del mercato.