Occhio Cosenza, in Italia l’evasione non è reato ma premialità

Il Chievo non si arrende e a seguito del ricorso presentato al Collegio di Garanzia del CONI per la riforma e/o l’annullamento del provvedimento adottato dal Consiglio Federale della FIGC spera nella conferma della Serie B

Ha schierato una squadra di tributaristi Luca Campedelli e fra questi anche il figlio di Sergio Mattarella, Bernardo, per tentare l’ultimo assalto alla Giustizia Sportiva nella speranza di assicurarsi la permanenza nel calcio professionistico. E’ una vicenda che, comunque, tiene col fiato sospeso anche la tifoseria rossoblù che, intanto, spera in un immediato ritorno in cadetteria.

I clivensi, in queste ore, hanno fatto sapere che ancora non è stata scritta la parola ‘fine‘, in quanto nell’ultimo ricorso hanno messo in discussione la perentorietà dei termini imposti dalla Covisoc su quanto versare al Fisco, anche se per la FIGC non c’erano assolutamente alternative. A questo punto i veneti cercheranno di dimostrare che la Società si è comunque prodigata per i pagamenti, al di là delle scadenze, versando una prima rata grazie anche ad piano ben preciso per saldare il restante.

Benché in Via degli Stadi serpeggi tuttora una certa tranquillità, con Guarascio sempre più ottimista sull’esito conclusivo che, in ogni caso, non sarà comunicato prima di Lunedì 26 Luglio, non si può d’altronde ignorare che nella storia anche recente del nostro Paese la lotta all’evasione fiscale ha spesso riscontrato scarsa fortuna scontrandosi, finanche, con una mentalità turpe e ignominiosa che, al contrario, ha spesso garantito carriere ed approvazione sociale a coloro che, della frode allo Stato, ne ha sempre fatto il proprio ‘marchio‘ distintivo.

*L’immagine in evidenza è a cura del Cosenza Calcio