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Alla fine è andato deserto, le Curve non si sono presentate a Palazzo dei Bruzi per il tanto atteso dialogo

Fra Guarascio e Cosenza la rottura è ormai insanabile. Ma su questo argomento, d’altronde, non vi era alcun dubbio. Neanche il generoso tentativo del Sindaco Franz Caruso è riuscito, alla fine, a mediare tra i forti dissapori esistenti fra le tifoserie storiche rossoblù e l’attuale proprietario della Società.
Tutto, nuovamente, si è trasformato in un monologo in cui al centro della scena c’è Guarascio a recitare il ruolo di Don Chisciotte, ossia di colui che è rimasto solo ‘a lottare contro i mulini a vento‘ e di non disporre delle risorse finanziarie sufficienti per allestire una squadra in grado di tenersi stretta la Serie B.
Se vogliamo, anche questo è un terreno scivoloso. Il Cosenza, infatti, a parte le difficoltà vissute in tempo di pandemia, incassa la sua buona fetta di torta dai diritti televisivi assicurati da Sky e Dazn, per non parlare del Decreto Malandri che garantisce altri introiti (e sono milioni) destinati ai programmi di sviluppo dei Settori giovanili delle Società di calcio.
Argomenti, quindi, apparsi pretestuosi e fuorvianti che, oltretutto, non hanno convinto mai nessuno. Il Sindaco, per quanto persona scaltra e navigata, poteva dunque evitare di ‘allestire‘ l’ennesima sceneggiata su un fronte ormai di difficile trattazione, in cui gli obiettivi della proprietà non hanno mai tenuto conto dei desideri dei tifosi e cioè di vedere una squadra navigare, possibilmente, in acque tranquille.
Quest’anno, purtroppo, sarà dura salvarsi. Il Cosenza, tra l’altro, ha già ampiamente dimostrato sul campo di essere la formazione più scarsa di tutta la Serie B e non ci sono mercati di riparazione che tengano. Gli appelli all’unità e al sostegno della squadra da parte dei tifosi lasciano, ovviamente, il tempo che trovano, specie in un contesto sportivo incancrenito come quello bruzio. Venerdì, molto probabilmente, lo capirà anche Caruso, il maggiore azionista di questo disastro.